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Capitello
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top
Il mwcqcapitello (dal mwcglatino mwcwcapitellum) rappresenta l'elemento superiore del sostegno verticale (mwdacolonna, mwdqlesena) degli mwdgordini architettonici e la sua funzione decorativa è quella di mediare tra la superficie curva del mwdwfusto della colonna e quella rettilinea dell'mweaarchitrave. Questa funzione ha trovato diverse soluzioni.

Contents

Note

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Capitelli pre-classici

Nell'mwgwarchitettura egizia la decorazione dei capitelli si basa su forme vegetali e i tre principali tipi di capitello impiegati fino all'età mwhatolemaica (mwhqIII-mwhgI secolo a.C.) si basavano sulle forme del fiore di mwhwloto, del mwiapapiro e della mwiqpalma.

Nei rilievi mwiwassiri sono mostrati capitelli a volute, ma nessun esemplare è giunto fino a noicite-ref-1[1].

La tradizione mwkqachemenide presenta capitelli costituiti da doppie mwkgmensole intagliate in forma di mwkwleone o di mwlagrifone, che sporgono per sorreggere l'architrave; altre mensole ad mwlqangolo retto sporgono sul retro per sostenere travi secondarie.

I capitelli mwlwminoici, visibili negli mwmaaffreschi del mwmqpalazzo di Cnosso (1600 a.C. circa) erano decorati con una mwmgmodanatura convessa probabilmente modellata in mwmwstucco. In epoca mwnamicenea la "mwnqtomba di Agamennone" di mwngMicene conserva capitelli intagliati a forma di campana rovesciata.

Capitelli degli ordini architettonici nell'architettura greco-romana

Capitello dorico

Il capitello dell'mwrqordine dorico è costituito da tre elementi:

• mwsaabaco (mwsqabacus) di forma parallelepipeda, a pianta quadrata, con la funzione di offrire una più ampia base d'appoggio alla trabeazione, riducendo la sollecitazione alla flessione cui l'architrave è sottoposto;
• mwswechino (mwtaechinus) di forma assimilabile ad un tronco di cono con profilo ad mwtqovolo (non rettilineo ma mwtgiperboloidico) la cui funzione è quella di collegare la superficie dell'abaco a quella meno estesa del collarino, che a sua volta è raccordato al fusto. Alla base dell'echino si trovano tre sottili fasce sovrapposte (mwtwanuli), in origine profilati a becco e in leggero rilievo, che avevano lo scopo di allontanare l'acqua piovana dalla superficie del fusto.
• mwuqcollarino, sotto gli mwuganuli, che costituisce la parte superiore del fusto, dal quale è separato con una serie di incisioni a sezione triangolare (mwuwhypotrachelion).

Il profilo dell'echino fornisce indicazioni sulla datazione: nell'mwvqarchitettura greca di epoca arcaica esso era molto espanso e rigonfio, mentre durante l'epoca classica iniziò a subire un processo di rettificazione e rimpicciolimento, proseguito in età mwvgellenistica e mwvwromana, con echini dalla curvatura appena accennatacite-ref-2[2].

In età romana può capitare che l'echino o i lati dell'abaco ricevano una decorazione modanata o vegetale, e in questo caso avremo un capitello dorico "decorato".

Capitello tuscanico

Il mwzqcapitello tuscanico costituisce una variante di quello dorico: in generale sono diverse le proporzioni e il profilo dell'echino, che può assumere forme più articolate (anche con profilo a gola, invece che a ovolo).

Capitello ionico

Nel mwbqcapitello ionico, tra echino e abaco si inserisce un nastro, chiamato "canale delle volute", che si avvolge poi in grandi mwbgvolute terminanti in un "occhio centrale"; le volute sporgono al di sotto del margine inferiore dell'echino. Lo spazio angolare tra echino e volute viene riempito dall'introduzione di due semipalmette che si sovrappongono all'echino. Anche in questo caso insieme al capitello vero e proprio è spesso intagliata la parte superiore del fusto, che, se distinta dal resto del fusto, viene definita "collarino".

Il capitello ionico per sua natura si presenta diversamente sui due lati principali e sui fianchi, dove le due volute dei lati opposti vengono collegate tra loro da un mwcqpulvino o mwcgrocchetto che si assottiglia al centro, spesso serrato da un mwcwbalteo. Esistono tuttavia capitelli ionici con quattro lati uguali, che vengono definiti "a quattro facce": in questo caso le volute si dispongono diagonalmente rispetto all'andamento dei lati dell'abaco.

Normalmente il capitello ionico presenta l'echino decorato da un mwdqkyma ionico (al quale si sovrappongono le semipalmette), ma è possibile la presenza anche di altri motivi decorativi. Anche il pulvino e il balteo sui fianchi sono decorati e a volte anche il collarino o i lati dell'abaco. In certi periodi può essere presente una decorazione anche nel canale delle volute. Se invece l'echino è liscio, con la sola presenza delle sagome per le semipalmette, il capitello ionico si definisce "liscio". Se la decorazione presenta degli elementi figurati, inseriti nella decorazione, il capitello ionico si definisce "figurato".

Una variante particolare di capitelli ionici, diffusa in Italia in età romana repubblicana e con caratteristiche fortemente locali nelle reciproche proporzioni dei vari elementi e nella decorazione, molto sporgente, viene definita capitello ionico "italico".

Capitelli ionici a imposta

Dopo l'epoca classica, gli ordini architettonici architravati progressivamente scomparvero e vennero sostituiti da sistemi ad archi; questo è il motivo per cui la produzione dei capitelli ionici classici venne man mano abbandonata e prese invece campo quella dei capitelli ionici a imposta, che riunivano in un unico blocco di pietra la funzione e la forma del capitello ionico e della soprastante imposta a piramide tronca rovesciata, per mezzo della quale le arcate venivano sovrapposte ai colonnati. I capitelli ionici "a imposta", di epoca tarda, sono più schematici e possono essere intagliati insieme alle impostecite-ref-3[3].

Capitello corinzio

Il mwkgcapitello corinzio si compone di un mwkwkàlathos troncoconico e con orlo appena ripiegato in fuori, a cui si sovrappone un mwlaabaco con i lati mwlqmodanati e leggermente incurvati in pianta. Alla base, il mwlgkàlathos è rivestito da due corone di otto foglie d'mwlwacanto con la cima ripiegata in fuori: le foglie della prima corona si dispongono a due per lato, mentre quelle della seconda corona al centro di ogni lato e agli angoli. Al di sopra delle foglie della prima corona nascono degli steli che prendono il nome di caulicoli, da cui nascono a loro volta "calici" a due foglie d'acanto disposte di profilo, interna ed esterna. A sua volta dal calice si originano due steli a nastro che terminano avvolgendosi in spirale: uno rivolto verso l'interno, si appoggia sul mwmqkàlathos al centro di ciascun lato (elice), mentre l'altro si dispone obliquamente sull'angolo (voluta), distaccandosi dal mwmgkàlathos e sorreggendo gli spigoli dell'abaco. Infine, al di sopra della foglia centrale della seconda corona, spesso con la mediazione di un calicetto nasce uno stelo che termina in un fiore al centro dei lati dell'abaco ("fiore dell'abaco").

Normalmente le foglie d'acanto e gli altri elementi decorativi sono intagliati nei particolari, ma a volte il capitello presenta solo le sagome lisce delle forme vegetali che rivestivano il mwnakàlathos, e in questo caso viene definito "a foglie lisce". Nella struttura del capitello sono altre volte inseriti degli elementi figurati, in parte anche alterandola, e allora il capitello corinzio si definisce "figurato". Anche i lati dell'abaco possono presentare modanature decorate.

Capitello corinzio italico

Una variante, il capitello corinzio italico, diffuso in epoca romana repubblicana, si presentano privi di caulicoli e con fiore dell'abaco molto grande e sporgente, posto sopra il mwnwkàlathos. Una variante che si evolve in età romana nelle province orientali, il capitello corinzio asiatico, presenta l'acanto a fogliette aguzze e segue una propria evoluzione formale.

Capitello corinzio teodosiano

Altra variante è il capitello corizio teodosiano. Fu definito così dallo storico dell'arte tedesco mwogJosef Strzygowski, vissuto a cavallo tra XIX e XX secolo, perché era molto usato sotto il regno di mwowTeodosio II. È composto generalmente da due ordini sovrapposti di otto foglie ciascuno, collegati alla base da un anello di altre piccole foglie disposte in direzione obliqua; fra le volute, la classica corona di ovuli, è sostituita da foglioline di acanto molle, tra cui a volte è presente una crocecite-ref-4[4].

Capitello corinzieggiante

A partire dallo schema del capitello corinzio si introducono e sviluppano, in particolare per ordini di piccole dimensioni, varianti decorative più libere, caratterizzate dalla non esclusiva presenza dell'acanto, che vengono definite capitelli corinzieggianti. Alcuni schemi decorativi, più diffusi, sono quello "a lira", oppure quello "a calice centrale" o ancora quello "a doppia S".

Capitello a calice

Un'ulteriore variante del capitello corinzio, sviluppatasi in ambiente attico e non molto frequente in occidente, è rappresentata dal capitello a calice, con il mwsakalathos rivestito da baccellature e a volte con una sola corona di mwsqfoglie d'acanto, privo degli altri elementi strutturali della decorazione vegetale.

Capitello composito

In età romana, forse partendo dai capitelli ionici italici a quattro facce, dotati di un collarino decorato da foglie d'acanto, si evolve il tipo composito di capitello, costituito da un mwtakalathos rivestito da due corone di foglie d'acanto a cui si sovrappone un capitello ionico a quattro facce e ancora un abaco di tipo corinzio, con lati modanati e fiore centrale. L'articolazione del capitello corinzio è conservata solo per le due corone di foglie presenti alla base, mentre spesso lo spazio superiore del mwtqkalathos, non occupato da elici e volute, è riempito da due steli terminanti in rosette ("viticci fioriti").

Come nel caso del capitello corinzio, il capitello composito può presentarsi figurato o a foglie lisce o nel tipo asiatico.

Altri tipi di capitelli nell'architettura classica

In epoca bizantina compaiono diverse varianti strutturali e decorative, come i capitelli bizonali, oppure polilobati, o ancora a canestro.

In qualche caso troviamo capitelli, definiti egittizzanti che per questioni di moda riprendono antichi esempi egiziani, o dell'architettura tolemaica di mwxgAlessandria d'Egitto.

Alcuni capitelli di pilastro o d'anta, presentano forme allargate e ampi piani per scolpire decorazioni, e vengono definiti capitelli a sofà.

In alcuni casi lo schema dei capitelli è arricchito da elementi figurati, sia figure di divinità come accade in epoca ellenistica (capitelli con grifoni alati nel santuario di mwyqEleusi) e spesso negli esemplari italici, arricchiti da protomi (teste) di divinità (capitelli del tempio detto corinzio-italico di mwygPaestum, o del tempio di San Leucio a mwywCanosa), sia elementi simbolici, come nel caso dei due arieti che sostituiscono le volute nel capitello del mwzatempio della Concordia. L'uso è diffuso nell'architettura mwzqmicroasiatica di epoca romana (capitelli con leoni che azzannano prede di mwzgHierapolis) e diverrà sempre più frequente a partire dall'età severiana (capitelli con figure di divinità nelle mwzwterme di Caracalla) e ancor più nei capitelli di epoca bizantina, dove spesso sono inseriti animali nella zona superiore dei capitelli bizonali.

Capitelli "nabatei"

I capitelli detti "nabatei" sono indicati con questa denominazione in quanto furono identificati inizialmente nei territori mw3anabateicite-ref-6[6], dove questa forma rappresenta una caratteristica dell'architettura monumentale di Petra tra il mw4qI secolo a.C. e la metà del mw4gII secolo d.C., ma sono presenti anche in mw4wEgitto e a mw5aCipro.

Sono costituiti da una parte superiore con sporgenze angolari dalla superficie liscia e da una parte inferiore costituita da due o tre bassi cilindri di diametro decrescente, ma maggiore del fusto sottostante. La loro derivazione è stata discussa dagli studiosicite-ref-7[7]: secondo alcuni si tratterebbe di capitelli corinzi non finiti, mentre secondo altri si tratterebbe di una variante autonoma, derivata dai modelli corinzi mw6gellenistici mw6walessandrini, con superfici perfettamente lisciate e destinata a ricevere probabilmente una decorazione dipintacite-ref-8[8].

Capitelli medievali

In epoca mw9wmedievale, se da una parte ci fu un largo mw-areimpiego di materiali di spoglio antichi, dall'altro, nella produzione mw-qex novo, ci fu un superamento dei tradizionali stili dell'antichità in favore di una maggiore libertà espressiva. Per esempio della prima metà del VII secolo ci sono pervenuti i capitelli della cripta della mw-gchiesa di Sant'Eusebio di mw-wPavia, opera mw-alongobarda, senz'altro dall'aspetto grezzo, ma fondamentali per capire l'allontanamento dall'arte classica, con forme originali desunte dall'oreficeria. Uno è diviso in campi chiusi triangolari, che ricorda le coeve fibule alveolate, mentre un secondo presenta ovali longitudinali, assimilati a grandi foglie d'acqua, che sembrano derivare dalle fibule "a cicala", usate in tutta l'oreficeria barbarica da modelli forse orientali. Forse in antico erano ricoperti da paste vitree o grosse pietre colorate, che avrebbero dato un aspetto più maestoso ed aggraziato.

Di matrice mwaqqbizantina furono i capitelli con motivi vegetali e geometrici stilizzati, creati con un ampio uso del mwaqutrapano che creava un forte mwaqychiaroscuro (come nella mwaqcchiesa dei Santi Sergio e Bacco a mwaqgCostantinopoli o alla mwaqkchiesa di San Vitale a mwaqoRavenna). In quel contesto tornò ad esser diffuso anche il mwaqspulvino.

Risale all'mwareepoca romanica la diffusione di capitelli figurati, con o senza un parziale schema classico (ad esempio una prima fila di foglie d'acanto nella fascia inferiore). Spesso si trattava di soggetti religiosi o, più raramente e in epoca più tarda, testine, allegorie con animali, ecc. Tra gli esempi più pregiati ci furono i capitelli del dembulatorio dell'mwariabbazia di Cluny (Cluny III, ante mwarm1095). Vi era raffigurato una sorta di compendio del sapere medievale, con vari soggetti: un capitello corinzio (che dimostra una notevole comprensione dell'arte antica), uno con atleti, uno con un apicoltore, una serie con le mwarqvirtù teologali e mwarucardinali, uno con una raffigurazione della mwaryPrimavera, uno dellmwarc'mwargEstate, uno con i mwarkFiumi del Paradiso (allegoria dei quattro mwarovangeli) e una serie con gli otto toni del mwarscanto gregoriano. La grande varietà di temi era bilanciata anche dalla notevole varietà degli schemi entro i quali erano scolpite le raffigurazioni: si va dalle mwarwmandorle con figure intere di personaggi, ad altri dove l'istoriazione non ha soluzione di continuità.

Tipico dei capitelli figurati era la resa di effetti particolari sugli angoli, come le teste di animali dalle quali si dipanavano due corpi (uno a destra, uno a sinistra): ma più che di "mostri" si trattava di interpretazioni prospettiche dello spazio, con un'ideale dilatazione del volume fino a comprendere più punti di vista del medesimo soggetto.

Note

cite-note-11. Nel mwasqBritish Museum sono ospitati delle basi decorate assire che furono scambiate a lungo per capitelli.
cite-note-22. mwasgmwaskmwasoIl capitello dorico nell'architettura greca di VI e V secolo, su mwassDecArch.it. mwaswURL consultato il 24 marzo 2021 mwas0(archiviato dall'mwas4url originale il 24 marzo 2021).
cite-note-33. mwatiC. Barsanti, mwatmmwatqCapitello, su mwatutreccani.it.
cite-note-44. mwatkCamillo Autore e Giovanni Patroni, mwatomwatsCapitello, su mwatwtreccani.it.
cite-note-51. mwauaMatthew Teller, mwauemwauiGiordania, Feltrinelli Editore.
cite-note-66. D. Schlumberger, "Les formes anciennes du chapiteau corinthien en Syrie, en Palestine et en Arabie", in mwauySyria, 14, 1933, pp.283-317.
cite-note-77. D. Schlumberger, "Les formes anciennes du chapiteau corinthien en Syrie, en Palestine et en Arabie", in mwauoSyria, 14, 1933, pp.283-317, nota 10
cite-note-88. F. Laroche-Traunecker, "Chapiteaux «nabatéens», «corinthiens inachevés» ou «simplifiés»? Nouveaux exemples en Egypte", in mwau4Ktema, 25, 2000, pp. 207-213 (mwau8testo on line).

Voci correlate

• mwavuColonna
• mwavcPeduccio
• mwavkTrabeazione

Altri progetti

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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itcapitello, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaCamillo Autore e Giovanni Patroni, CAPITELLO, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930.
• citerefbritannica-com(EN) capital, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwawiBibliografia sui capitelli nell'architettura romana, su DecArch.it. URL consultato il 24 marzo 2021 (archiviato dall'url originale il 24 marzo 2021).
• citereftreccani-capitelloCapitello, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.